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crisi della politica e partito nuovo

La politica è in crisi: crisi di fiducia.  Vi è un fossato profondo fra la politica e i cittadini, un fossato che si va sempre più allargando. Cittadini che non si riconoscono più nei loro rappresentanti,  elettori costretti sempre più a scegliere non il meglio ma il meno peggio.
Scandali che periodicamente travolgono pezzi di paese. Politici che, incuranti dei loro doveri verso i propri elettori,  sguazzano nel malaffare. Per ultimo, ma non per questo meno grave, una sciagurata legge elettorale, che esclude di fatto ogni possibilità di scelta da parte dei cittadini, delegando a  qualche decina di persone la scelta dei rappresentanti di milioni di individui.
E poi c'è la  eccessiva frammentazione. Una pletora di partiti e partitini che ci condanna all'ingovernabilità, o tutt'al più a una governabilità coatta, in cui prevale la scelta di non scegliere.
Come uscirne? Qualcuno dice che ci vorrebbe un Leader: non penso che questa sia la soluzione. Il leaderismo non ha mai risolto il problema, anzi lo ha aggravato. E ci sono esempi antichi e recenti a dimostrarlo. Penso invece che serva un modo nuovo di far politica basato sulla partecipazione. Non occorre un Leader ma un partito guida. Un Partito nuovo composto da centinaia di migliaia di aderenti con una sana passione politica, che sappia confrontarsi sulle cose concrete, sui bisogni di ogni giorno, l'acqua, l'aria, l'energia l'ambiente, il lavoro, il precariato; che sappia  dibattere e indicare le scelte che gli organismi preposti devono poi trasformare in azione politica. Un partito senza padroni, senza presidenti o segretari generali vita naturaldurante. Ma dirigenti con vincolo di mandato che dopo un certo numero di anni lascino il posto ad altri, contribuendo così al ringiovanimento della classe dirigente.
Un partito che affidi al proprio elettore, attraverso le consultazioni referendarie, le scelte di valore strategico e che attraverso le primarie selezioni le candidature alle liste elettorali.
Un partito che sappia aprirsi alla società, cooptando personalità fuori dalla politica ma capaci di dare contributi essenziali allo sviluppo del paese. Due esempi: Riccardo Illy in Friuli, Renato Soru in Sardegna. In poche parole, un partito veramente rivoluzionario.
Un sogno? Ma i sogni a volte possono diventare realtà. Dipende solo da noi.
Confesso che quest'idea del "partito dei miei sogni" non è mia, ma l'ho presa in prestito da Piero Fassino, che in una intervista spiega qual'è la sua idea di Partito Democratico.
Vi consiglio di leggerla perchè ne vale la pena. Leggi l'intervista

Pubblicato il 8/12/2006 alle 8.46 nella rubrica 05] - Dicembre 2006.

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