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rossoantico
vengo da lontano, guardo lontano.


Diario


24 luglio 2011

Ricordi di scuola

Ci sono momenti della nostra vita che sfidando l’incedere del tempo, si fissano indelebili nei recessi della nostra memoria, per poi riaffiorare a distanza di anni richiamati da un evento qualsiasi. L’episodio di cui sto per parlare, avvenne nei primi anni cinquanta, quando frequentavo la terza classe di avviamento industriale(equivalente alla terza media), nell'Istituto "Emanuele Barba" di Gallipoli. La nostra insegnante di Lettere era la professoressa D’Ambrosio, una donnina minuta e curva di spalle, sulla sessantina, zitellona, comunista e attivista sindacale. Ricordo che, quando per una qualche ragione era insoddisfatta del nostro impegno nello studio, ci ammoniva, con l’indice della mano destra brandito come una spada, con la frase: “La scienza infusa non ve la dà nessuno”.

Dal provveditorato erano giunte alcune copie di un libro di cui non ricordo il titolo (una splendida antologia di sei/settecento pagine con brani di romanzi, racconti, poesie, aneddoti), che dovevano essere distribuite gratuitamente, una copia per classe ad esclusiva discrezione dell’insegnante. La signorina D’Ambrosio, non volendo fare un torto a nessuno, poiché accontentando uno avrebbe scontentato tutti gli altri, pensò bene di affidare alla sorte l’ardua scelta; tirò fuori dalla borsetta ventisei bigliettini numerati e arrotolati, precedentemente preparati, chiamò un alunno e gli fece estrarre un biglietto: usci il 15, il numero che sul registro di classe corrispondeva al mio nome! Era uscito il mio numero! Impossibile descrivere la gioia che provai. A parte la mia passione per la lettura (ero un vorace divoratore di libri della biblioteca scolastica), ora avevo un libro tutto mio, l’unico che avessi mai avuto (tranne quelli di testo, sempre di seconda o terza mano). Alla fine dell’anno scolastico, la Professoressa mi chiese del libro, se avessi finito di leggerlo e se mi fosse piaciuto. Le risposi che si, mi era piaciuto moltissimo, tanto che alcuni brani li avevo letti più volte, e che assieme ad alcune poesie, ormai li ricordavo a memoria.(li ricordo ancora adesso, a distanza di oltre mezzo secolo). “Sapevo che il libro sarebbe stato in buone mani e che ne avresti fatto buon uso“, mi disse con un sorriso un po’ complice, “non per niente ho falsificato l’estrazione scrivendo in tutti e ventisei biglietti il numero quindici”.


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permalink | inviato da rossoantico il 24/7/2011 alle 5:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 novembre 2007

Morire a quattordici anni perchè ti chiamano secchione

Riporto una mail che il  compagno Antonio Miccoli (Nuvola Rossa) ha  fatto girare e che è stata già postata dal blog http://pdsannicola.ilcannocchiale.it 

Cari compagni e compagne,
Sono rimasto molto colpito dalla tragica vicenda di Diego, un ragazzo quindicenne di Ischia che si è tolta la vita perchè considerato dai suoi compagni un secchione. Non ha sopportato lo scherno, la beffa ed ha posto fine, tragicamente, alla sua giovinezza.

Non sentite dentro  una rabbia ?
Quella rabbia che, in tante circostanze della vita, abbiamo provato di fronte al credo della superficialità, del disimpegno, della sufficienza, del pressappochismo.

La rabbia di vivere in un Paese in cui, molte volte, il furbo, il disonesto, il mariuolo vengono elevati al rango di cittadini che " hanno pienamente colto il significato della vita"  mentre gli onesti, quelli che studiano ed ingobbiscono sui libri, quelli che fanno sempre il proprio dovere, quelli che pagano tutte le tasse, quelli che si sforzano di tendere sempre verso l'etica della responsabilità, quelli che non hanno la raccomandazione del potente parente di turno, quelli che accettano di svolgere qualsiasi lavoro dignitoso, sono considerati, da una specie di diffusa morale nazionale, dei fessi.

Eppure non dobbiamo cedere. Perchè, del resto, dalla nostra parte nella vita, abbiamo solamente la serietà della nostra preparazione e la testarda e pervicace voglia di farla prevalere.

Non solo per la nostra intima realizzazione, ma per il bene che vogliamo al Paese, ai nostri figli.
Quanti ricordi!
Il pensiero corre ad Eduardo De Filippo che, incontrando i ragazzi di Napoli nel carcere minorile " G. Filangieri", li ammoniva, dicendo: " Non prestate ascolto a coloro che vi dicono che nella vita essere onesti equivale ad essere dei fessi, perchè io sono stato sempre un fesso,  ma adesso sono un senatore".

Ed il pensiero corre ad A. Gramsci, scomparso 70 anni fa', che rivolto alle nuove generazioni, ricordava loro: "Lo studio è noia, sacrificio ed alienazione".

Ed i ricordi mi portano alla mia " notte prima degli esami" quando, per la paura di non essere all'altezza della prova orale che dovevo sostenere, passai la notte insonne ad inseguire con la mente le ere geologiche ed il dativo di vantaggio di un passo di letteratura latina: non potevo prendere meno di 42/60 perchè non volevo pesare sulla mia famiglia nel pagamento delle tasse universitarie !

In attesa di essere interrogato, sulla lavagna di un'aula, scrissi con il gessetto: " Organizzatevi perchè abbiamo bisogno di tutta la vostra forza, Lottate perchè abbiamo bisogno di tutto il vostro entusiasmo, Istruitevi perchè abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza" - A. Gramsci.

Siamo superati? Siamo degli arnesi vecchi, buoni per riempire il cestino della nostalgia? Siamo dei pelosi e illusi secchioni nella vita?

Caro Diego, troppo sul serio hai  preso la vita, la leggerezza della tua età contro l'opprimente peso di una società superficiale.

Nell'epoca di Internet, dell'informazione che corre in tutto il mondo su autostrade virtuali, potevi scriverci, potevi chiamarci: avresti scoperto che ci sono tanti secchioni in Italia, " unica eroica tempra di eroici cuori: indeboliti forse dal fato ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere". Come te.


Antonio Miccoli


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permalink | inviato da rossoantico il 3/11/2007 alle 6:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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