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Diario
13 dicembre 2011
Colombe invece di cacciabombardieri
Caro Presidente Monti, non so se risponde al vero la notizia
che stiamo per spendere 16 miliardi di euro per acquistare 131 inutili
cacciabombardieri. Se ciò fosse vero, in un momento in cui si chiedono
sacrifici alla povera gente, sarebbe veramente una gran porcata. Con quei soldi
si potrebbe evitare di far pagare l’ICI sulla prima casa, si potrebbe allentare
la stretta sulle pensioni, si potrebbe diminuire l’IVA e le accise sulla
benzina, si potrebbe…
Si, lo so, rinunciando ad acquistare quegli aerei, il cui
contratto, dicono, non è stato ancora firmato, scontenteresti tante persone … scontenteresti
l’ex ministro La Russa a cui piace trastullarsi con giochi di guerra,
scontenteresti qualche politico e qualche funzionario che già pregustano odore
di laute mazzette, scontenteresti i fabbricanti di armi abituati a giocare e far soldi con la vita degli esseri umani. Scontenteresti tante persone, lo so … ma renderesti felici
milioni di Italiani. Pensaci, Presidente!
Questo blog aderisce all'iniziativa-no-jet.f35
11 dicembre 2011
Salvate i poveri ricchi!
Basta prendersela sempre con gli stessi!
Basta tormentare ‘sti
poveri ricchi! Basta!!! Basta!!!!!
Ma lo sapete voi quanta fatica occorre, quanto sudore
si versa, quante pene si soffrono per
poter raggranellare un bel po’ di
milioncini? Lo sapete voi? E quante ruote si devono ungere, quante bustarelle si
è costretti ad elargire, quanti imbrogli bisogna escogitare?
Ma lo sapete o no che è più faticoso arricchirsi che restar
poveri?
Credete che il commercialista che vi aiuta ad evadere il fisco, si
accontenti di poco? E il banchiere che trasferisce nei paradisi fiscali il
vostro bene più prezioso, credete che lo faccia gratis? Il sangue vi succhiano
i maledetti!
Ma prendetevela con i morti di fame una buona volta! Tartassate i
poveri ed essi ve ne saranno grati.
6 dicembre 2011
Piccoli passi = lunga strada
La manovra varata dal Governo Monti ha suscitato più critiche che consensi. E’ giusto che sia così. In democrazia è la norma. Da più fonti gli si rimprovera che: • Ha introdotto l’ICI per tutti ma non per la Chiesa, • Poteva tagliare le spese militari e non lo ha fatto • Doveva tassare i grandi patrimoni ma se ne è guardato bene • Non doveva accanirsi sui più deboli Ecc. ecc. ecc. Tutte queste critiche sono, secondo il mio modesto parere, sacrosante.
Tuttavia, penso che in politica la teoria del “TUTTO E SUBITO”
appartenga alle MEZZE TACCHE tipo ROSSI&TURIGLIATTI (li ricordate?
Ebbero briciole di celebrità nel creare difficoltà al governo Prodi e
dopo quell’effimero momento di gloria, giustamente, caduti nel
dimenticatoio). Un Politico che si rispetti, per essere uno Statista degno di questo nome, deve saper essere anche un lungimirante Stratega,
e deve sapere che solo procedendo per piccoli passi si può compiere
molta strada, e deve inoltre sapere che quando si incontra un ostacolo
apparentemente invalicabile è sciocco accanirsi nel tentare di superarlo
ma è più saggio aggirarlo.
2 dicembre 2011
Dio ci salvi dai cattolici!
preservativo
clericali
rai
| inviato da rossoantico il 2/12/2011 alle 18:27 | |
25 ottobre 2011
La barzelletta che ha fatto ridere l'Europa

... ma a noi italiani fa piangere... per la vergogna
merkel
sarkozy
barzelletta
| inviato da rossoantico il 25/10/2011 alle 16:31 | |
16 agosto 2011
*
Manovra
tagli
vaticano
| inviato da rossoantico il 16/8/2011 alle 11:15 | |
12 agosto 2011
Er Gatto Socialista (Trilussa). Ogni riferimento a Tremonti, Sacconi e Brunetta, ex socialisti, è puramente casuale
Si narra che Filippo Turati, fondatore del
Socialismo italiano, una volta,
rivolgendosi alla folla accorsa ad un suo comizio, avrebbe detto: “ E’
vero compagni, io viaggio in carrozza,
ma il mio cuore viene a piedi con voi”. Non so se questo aneddoto sia
vero o sia frutto della fantasia di qualche avversario politico, ma mi è venuto
in mente leggendo su un giornale di qualche tempo fa il trafiletto che segue:
Londra
- Si allarga l'impero immobiliare di
Tony Blair: l'ex-primo ministro laburista ha appena comprato nelle vicinanze di
Londra South Pavilion, una maestosa villa settecentesca da cinque milioni di
euro appartenuta fino alla morte nel 2000 all'attore John Gielgud. Con questa
villa, che si trova nel Buckinghamshire, non lontano dai Chequers, la residenza
campestre dei primi ministri di Sua Maestà, Tony e Chery Blair portano a sei le
abitazioni di loro proprietà: hanno due case a Londra (una da cinque milioni di
euro e l'altra da un milione), una terza a Durham e due appartamenti a Bristol
che sono stati dati in affitto.
E un altro ricordo
affiora nella mia mente: qualche anno fa, in
un paesino del sud Italia, un dirigente del partito socialista locale,
libero professionista e libero dal bisogno, potendo contare su due stipendi,
quello suo e quello di sua moglie, professionista anche lei, oltre ai proventi
di uno studio ben avviato, si lamentava che con le norme fiscali introdotte a
suo tempo dal governo Prodi, gli toccava pagare 5000 euro in più di imposte. E
malediceva il governo di cui anche il suo partito ne faceva parte. Alla faccia
della solidarietà.
Un mio amico, che per hobby aveva il vezzo di creare modi di
dire e aforismi, parlando di socialisti diceva che “il Socialista è uno
abbastanza intelligente da essere di sinistra ma non abbastanza onesto per
essere comunista”.
Termino con Trilussa:
Er compagno scompagno
Un Gatto, che faceva er socialista
solo a lo scopo d'arivà in un posto,
se stava lavoranno un pollo arosto
ne la cucina d'un capitalista.
Quanno da un finestrino su per aria
s'affacciò un antro Gatto: - Amico mio,
pensa - je disse - che ce so' pur'io
ch'appartengo a la classe proletaria!
Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni!
- No, no: - rispose er Gatto senza core
io nun divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore!
2 agosto 2011
Onore alle vittime, maledizioni ai responsabili!
Domanda: Perché il segreto di Stato?.
31 luglio 2011
Fiaba per grandi e piccini
I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE (Il Re è nudo)
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Molti anni
or sono, viveva un Imperatore, il quale dava tanta importanza alla bellezza ed
alla novità dei vestiti, che spendeva per adornarsi la maggior parte de' suoi
danari. Non si curava de'
suoi
soldati, non di teatri o di scampagnate, se non in quanto gli servissero di
pretesto a far mostra di qualche nuovo vestito.
Per ogni
ora della giornata, aveva una foggia speciale, e, come degli altri re si dice
ordinariamente: è al consiglio, — di lui si diceva sempre: è nello spogliatoio.
Nella
grande città dov'egli dimorava, la vita era molto gaia, ed ogni giorno ci
capitavano forestieri. Una volta ci vennero anche due bricconi, i quali si
spacciarono per tessitori e raccontarono di saper tessere la più bella stoffa
che si potesse vedere al mondo. Non solo i colori e il disegno erano
straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con tale stoffa avevano
questa mirabile proprietà: ad ogni uomo inetto al proprio officio o più stupido
di quanto sia lecito
comunemente,
essi rimanevano invisibili.
«Ah, questi
sì, sarebbero vestiti magnifici!» — pensò l'Imperatore: «Quando li avessi indosso,
verrei subito a sapere quali sono nel mio regno gli uomini inetti all'officio
che coprono; e saprei subito distinguere i savii dagli stolti! Sì, sì; bisogna
che mi faccia tessere questa stoffa.» E antecipò intanto ai due bricconi una
buona somma di danaro, perchè potessero incominciare il lavoro.
Essi
prepararono due telai, e fecero mostra di mettersi a lavorare; ma sui telai non
avevano nulla di nulla. Nel domandare, però, non si peritavano: domandavano
sempre le sete più preziose e l'oro più fino. E la roba, se la mettevano in
tasca, e continuavano a lavorare ai telai vuoti, magari sino a notte inoltrata.
«Mi
piacerebbe sapere a che punto sono col lavoro,» pensava l'Imperatore; ma
l'angustiava un poco il fatto che chiunque fosse troppo sciocco od impari al
proprio officio non avrebbe potuto
vedere la
stoffa. Sapeva bene che, per conto suo, non c'era di che crucciarsi, ma, in
ogni modo, stimò più opportuno di mandare prima un altro a vedere come andasse
la faccenda. In città, tutti oramai sapevano la meravigliosa proprietà della
stoffa, ed ognuno era curioso di vedere sino a che punto giungesse la stupidità
o la buaggine del suo vicino.
«Manderò
dai tessitori il mio vecchio onesto Ministro,» — pensò l'Imperatore: «Può giudicare
il lavoro meglio di qualunque altro, perchè ha ingegno e nessuno più di lui è
adatto alla propria carica.»
E il buon
vecchio Ministro andò nella sala dove i due mariuoli facevano mostra di
lavorare dinanzi ai telai vuoti. «Dio mi assista!» — fece il vecchio Ministro,
e sgranò tanto d'occhi: «Io non vedo nulla di nulla!» Però si guardò bene dal
dirlo.
I due
bricconi lo pregarono di farsi più presso: non era bello il disegno? e i colori
non erano bene assortiti? — e accennavano qua e là, entro al telaio vuoto. Il
povero Ministro non si stancava
di
spalancar tanto d'occhi, ma nulla riusciva a vedere, poi che nulla c'era. «Mio
Dio!» — pensava:
Ma ch'io
sia proprio stupido? Non l'ho mai creduto, ma questo, già, di se stesso nessuno
lo crede.
E se non
fossi adatto a coprire la mia carica? No, no; non è davvero il caso d'andar a
raccontare che non vedo la stoffa.»
«E così?
Non dice nulla?» — domandò uno degli uomini, che stava al telaio. «Oh,
perfetto, magnifico, proprio magnifico!» — disse il vecchio Ministro, e guardò
attraverso agli occhiali: «Che disegno, che colori!... Sì, dirò a Sua Maestà
che il lavoro mi piace
immensamente!»
«Oh, questo
ci fa davvero tanto piacere!» dissero entrambi i tessitori; e indicavano i
colori per nome, e additavano i particolari del disegno. Il vecchio Ministro
stava bene attento, per poter dire le stesse cose quando fosse tornato con
l'Imperatore; e così fece.
Intanto, i
due bricconi domandavano dell'altro danaro, dell'altra seta, dell'altr'oro,
tutto per adoprarlo nel tessuto, naturalmente. E tutto mettevano invece nelle
proprie tasche; e sul telaio non ne andava nemmeno un filo; ma continuavano
come prima a lavorare al telaio vuoto.
L'Imperatore
mandò poco dopo un altro ottimo officiale dello Stato, affinché gli riferisse sull'andamento
del lavoro, e se mancasse poco alla fine. Ed accadde anche a lui precisamente
quello ch'era accaduto al Ministro: guardava e guardava, e, poi che sul telaio
vuoto nulla c'era, nulla riusciva a vedere.
«Non è vero
che è un bel genere di stoffa?» — domandavano tutti e due i mariuoli; e mostravano
e spiegavano le bellezze della stoffa che non c'era.
«E pure, io
non sono sciocco!» — pensava l'officiale: «E allora, gli è che non sono adatto
al mio alto officio. Sarebbe strana! In ogni modo, bisogna almeno non lasciarlo
scorgere!» Per ciò, vantò la stoffa che non vedeva, e si dichiarò pienamente
soddisfatto tanto dei bellissimi colori quanto dell'eccellente disegno. «È proprio
stupendo!» — disse poi all'Imperatore.
E in città
non si faceva che parlare di questa magnifica stoffa.
Poi
l'Imperatore stesso volle esaminare il tessuto sin che stava ancora sul telaio.
Accompagnato da tutto un seguito di eletti cortigiani, tra i quali si trovavano
anche i due vecchi
valentuomini,
che primi vi erano andati, si recò da quei furbi mariuoli. Essi lavoravano ora
con più lena che mai, ma sempre senza trama e senza filo.
«Non è vero
che è proprio stupenda?» — dissero tutti e due i probi officiali: «Si degni la Maestà Vostra di
osservare questo ornato, questi colori!» — ed accennavano al telaio vuoto,
sempre
credendo,
ben inteso, che gli altri potessero vedere la stoffa.
«Che affare
è questo?» — pensò l'Imperatore «Io non ci vedo nulla! Questa è grossa! Fossi mai
per caso un grullo? O non fossi buono a far l'Imperatore? Sarebbe il peggio che
mi potesse capitare...» — «Oh, è bellissimo!» — disse ad alta voce: «È proprio
di mio pieno gradimento.» Ed approvò soddisfatto, esaminando il telaio vuoto;
perché non voleva confessare di non vedervi nulla.
Tutto il
seguito, che lo accompagnava, aveva un bell'aguzzare gli occhi: non riusciva a
vedervi più che non vi avessero veduto gli altri; e però tutti dissero con
l'Imperatore «Bellissimo! Magnifico!»
— e gli
consigliarono di indossare per la prima volta il vestito fatto con quella
splendida stoffa nel corteo di gala, ch'egli doveva guidare alla prossima
festa. «Splendido, magnifico, meraviglioso!» —
si ripeté
di bocca in bocca; e tutti se ne rallegrarono cordialmente. L'Imperatore
concedette ai due bricconi il permesso di portare all'occhiello il nastrino di
cavaliere, col titolo di Tessitori della Casa
Imperiale.
Tutta la
notte, che precedeva il giorno della festa, i due bricconi rimasero alzati a
lavorare, ed accesero più di sedici candele. Tutti poterono vedere quanto
s'affaccendassero a terminare i
nuovi
vestiti dell'Imperatore. Fecero mostra di levare la stoffa dal telaio;
tagliarono l'aria con certe grosse forbici, cucirono con l'ago senza gugliata,
ed alla fine dissero: «Ecco, i vestiti sono pronti.»
L'Imperatore
stesso venne allora, con i più compiti cavalieri, e i due bricconi levavano il braccio
in aria, come se reggessero qualche cosa, e dicevano: «Ecco i calzoni! Ecco la
giubba! Ecco il mantello!» — e così via. «Son leggeri come ragnateli! Sembra di
non portar nulla sul corpo! Ma questo è il loro maggior pregio!»
«Già!» —
fecero tutti i cortigiani; ma niente riuscirono a vedere, poi che niente c'era.
«Si degni la Maestà Vostra di
deporre i vestiti che indossa,» — dissero i furfanti: «e noi misureremo alla
Maestà Vostra i nuovi, dinanzi a questo grande specchio.»
L'Imperatore
si spogliò, e quei bricconi fecero come se gli indossassero, capo per capo, i vestiti
nuovi, che dicevano d'aver preparati; e lo strinsero ai fianchi, fingendo di
agganciargli
qualche cosa,
che doveva figurare lo strascico; e l'Imperatore si volgeva e si girava dinanzi
allo specchio.
«Come gli
tornano bene! Divinamente!» — esclamarono tutti: «Che ornati! Che colori! È proprio
un vestito magnifico!»
«Fuori è
pronto il baldacchino di gala, di sotto al quale la Maestà Vostra
guiderà la processione!» — annunziò il Gran Cerimoniere.
«Eccomi
all'ordine!» disse l'Imperatore. «Non mi sta bene?» — E si volse di nuovo allo specchio,
perché voleva fare come se esaminasse minuziosamente il proprio abbigliamento.
I paggi, i
quali dovevano reggere lo strascico, camminavano chini a terra, come se
tenessero realmente in mano un lembo di stoffa. Camminavano con le mani tese
all'aria dinanzi a sé, perché
non osavano
lasciar vedere di non averci nulla.
E così
l'Imperatore si mise alla testa del corteo solenne, sotto il superbo
baldacchino; e tutta la gente ch'era nelle strade e alle finestre, esclamava:
«Mio Dio, come son fuor del comune i nuovi
vestiti
dell'Imperatore! Che stupendo strascico porta alla veste! Come tutto l'insieme
gli torna bene!» Nessuno voleva dar a divedere che nulla scorgeva; altrimenti
non sarebbe stato atto al
proprio
impiego, o sarebbe stato troppo sciocco. Nessuno dei vestiti imperiali aveva
mai suscitato tanta ammirazione.
«Ma non ha
niente in dosso!» — gridò a un tratto un bambinetto.
«Signore
Iddio! sentite la voce dell'innocenza!» — esclamò il padre: e l'uno venne sussurrando
all'altro quel che il piccino aveva detto.
«Non ha
niente in dosso! C'è là un bambino piccino piccino, il quale dice che
l'Imperatore non ha vestito in dosso!»
«Non ha
niente in dosso!» — gridò alla fine tutto il popolo. L'Imperatore si rodeva, perché
anche a lui sembrava veramente che il popolo avesse ragione; ma pensava: «Qui
non c'è scampo!
Qui ne va
del decoro della processione, se non si rimane imperterriti!» E prese
un'andatura ancora più maestosa; ed i paggi continuarono a camminare chini,
reggendo lo strascico che non c'era
H. C.
Andersen
Da 40
Novelle
http://www.liberliber.it/biblioteca/a/andersen/40_novelle/pdf/40_nov_p.pdf
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24 luglio 2011
Ricordi di scuola
Ci sono momenti della
nostra vita che sfidando l’incedere del tempo, si fissano indelebili
nei recessi della nostra memoria, per poi riaffiorare a distanza di anni
richiamati da un evento qualsiasi. L’episodio di cui sto per parlare,
avvenne nei primi anni cinquanta, quando frequentavo la terza classe di
avviamento industriale(equivalente alla terza media), nell'Istituto
"Emanuele Barba" di Gallipoli. La nostra insegnante di Lettere era la
professoressa D’Ambrosio, una donnina minuta e curva di spalle, sulla
sessantina, zitellona, comunista e attivista sindacale. Ricordo che,
quando per una qualche ragione era insoddisfatta del nostro impegno
nello studio, ci ammoniva, con l’indice della mano destra brandito come
una spada, con la frase: “La scienza infusa non ve la dà nessuno”. Dal
provveditorato erano giunte alcune copie di un libro di cui non ricordo
il titolo (una splendida antologia di sei/settecento pagine con brani
di romanzi, racconti, poesie, aneddoti), che dovevano essere distribuite
gratuitamente, una copia per classe ad esclusiva discrezione
dell’insegnante. La signorina D’Ambrosio, non volendo fare un torto a
nessuno, poiché accontentando uno avrebbe scontentato tutti gli altri,
pensò bene di affidare alla sorte l’ardua scelta; tirò fuori dalla
borsetta ventisei bigliettini numerati e arrotolati, precedentemente
preparati, chiamò un alunno e gli fece estrarre un biglietto: usci il
15, il numero che sul registro di classe corrispondeva al mio nome! Era
uscito il mio numero! Impossibile descrivere la gioia che provai. A
parte la mia passione per la lettura (ero un vorace divoratore di libri
della biblioteca scolastica), ora avevo un libro tutto mio, l’unico che
avessi mai avuto (tranne quelli di testo, sempre di seconda o terza
mano). Alla fine dell’anno scolastico, la Professoressa mi chiese del
libro, se avessi finito di leggerlo e se mi fosse piaciuto. Le risposi
che si, mi era piaciuto moltissimo, tanto che alcuni brani li avevo
letti più volte, e che assieme ad alcune poesie, ormai li ricordavo a
memoria.(li ricordo ancora adesso, a distanza di oltre mezzo secolo).
“Sapevo che il libro sarebbe stato in buone mani e che ne avresti fatto
buon uso“, mi disse con un sorriso un po’ complice, “non per niente ho
falsificato l’estrazione scrivendo in tutti e ventisei biglietti il
numero quindici”.
scuola
ricordi
libri
| inviato da rossoantico il 24/7/2011 alle 5:51 | |
21 luglio 2011
Senza parole
papa
tedesco
| inviato da rossoantico il 21/7/2011 alle 7:43 | |
19 luglio 2011
Lettera a Silvio
Caro Silvio ti scrivo per rincuorarti un po’, e siccome ti voglio bene un consiglio ti darò.Ad Antigua lo sai, puoi stare come un re, hai bellissime ville e sono tutte per te. Lì è un paradiso fiscale, non avrai tasse da pagare, la pedoflia non è reato, potrai fare quel che ti pare. In quel Paese lo sai, non c’è Costituzione E non esiste neppure l’estradizione. Vai Silvio vai, vai a quel Paese, così poi Starai meglio tu, staremo meglio noi.
Antigua
Berlusconi
| inviato da rossoantico il 19/7/2011 alle 11:14 | |
9 luglio 2011
Le pecore siano pecore!

| “Le religioni sono come le lucciole: Per brillare
hanno bisogno delle tenebre”. |
-
Cos’è quella scritta su quel giornale,
Georg?
-
E’ una massima, Santità. Di Shopenhauer
-
Shope che?
-
Shopenhauer, Santità. Un filosofo.
-
Filosofo eh? E dove vive costui?
-
Non vive, Santità. E’ morto nel 1860; era tedesco.
-
Ateo presumo…
-
Si, Santità, era ateo.
-
E cosa intendeva con quella stupida frase?
– Intendeva dire che le religioni fanno
di tutto per mantenere i popoli nell’ignoranza perché solo cosi possono
esercitare il loro potere.
- Era un ciarlatano, Georg, un
ciarlatano! I veri filosofi sono Agostino D’Ippona, Tommaso d’Aquino, Blaise
Pascal, Rocco Buttiglione; tutto il resto è ciarpame partorito da quella bestia immonda che si chiama
“Illuminismo”.
-
Concordo Santità, l’illuminismo era una bestia immonda ma appartiene al
passato…
- No Georg, no! E’ sempre presente.
Novella Idra! Mozzi una testa, ne rispuntano cento. Il loro fiato venefico
ammorba l’aria. Bisogna stare attenti Georg, Occorre vigilare!
- Vigileremo Santità, vigileremo.
- Dobbiamo tornare ad essere quell’isola
felice che era il Medioevo, dove tutto era chiaro e ben definito: dove le
pecore erano pecore e i pastori erano pastori; le prime dovevano essere guidate
nel cammin
della vita, i secondi avevano il compito di indicare la giusta via.
Al contrario, nella cosiddetta civiltà moderna, l’ordine delle cose
viene
sovvertito e può succedere perfino che
le pecore vogliano scegliere da sole il pascolo dove brucare l’erba o
addirittura pretendano di essere loro a guidare i pastori E’ una cosa assurda,
inaudita, che va aldilà di ogni umana immaginazione.
- Ce la faremo Santità, torneremo nel
Medioevo.
- E la Chiesa di Roma tornerà a
dominare, più potente che pria, e detterà legge, secondo la volontà di
Dio, ai popoli e alle nazioni.
- Come ai bei tempi, Santità!
- Esattamente Georg, come ai bei tempi.
E questa volta non permetteremo ai Voltaire e ai Rousseau e a tutti gli
altri
intellettualoidi da strapazzo di produrre
strane alchimie cerebrali: impediremo loro di ragionare.
- Chiedo umilmente perdono Santità, ma
fu proprio per combattere questi metodi che agli inizi del 18° secolo nacque e
si sviluppò quella corrente di pensiero chiamata “illuminismo” che si prefiggeva
la progressiva emancipazione
dell'uomo dalle tenebre ideologiche in
cui era costretto dai dogmi della fede e
dal dispotismo religioso.
-
Siete edotto in materia, Georg
-
Mi informo su Wikipedia, Santità, l’enciclopedia libera.
-
Non ci sarà più alcuna enciclopedia libera, Georg; applicheremo una censura
ferrea. Se il Signore Iddio avesse voluto l’Uomo sapiente lo avrebbe dotato di
scienza infusa, invece lo ha creato ignorante. Il Signore non disse ad Adamo ed
Eva: <<Istruitevi ed
emancipatevi>>, ma <<Crescete
e moltiplicatevi>>, e disse ancora ad Adamo: <<Ti guadagnerai il pane col sudore della fronte>>.
Ecco qual è il compito dell’Uomo: lavorare!
Lavorare in silenzio e senza grilli per la testa.
Lasciare
l’Uomo nell’ignoranza non è un capriccio del Papa, ma è la volontà di Dio. La Chiesa è la maggiore fonte del Sapere,
Georg, ed è l’unica detentrice di Verità; ma la Verità, e con essa il Sapere
devono essere riservati solo a pochi eletti, a coloro che li sapranno gestire e
che per questo si porranno al disopra degli altri e sugli altri eserciteranno
il ruolo di guida, indicando loro come vivere e come morire.
Guai a coinvolgere
le masse nel Sapere! L’emancipazione è opera
di Satana, così come la DEMOcrazia
è figlia del DEMOnio dal quale deriva il nome.
Masse istruite ed emancipate ci conducono fatalmente al
comunismo che è la quintessenza del satanismo;
ci
portano alla negazione di Dio; all’assurda pretesa di uguali diritti; a
perturbazioni dell’ordine costituito;
ad un mondo pieno di Shopenhauer e di
Karl Marx.
Vogliamo ciò? Dio vuole ciò, Georg? Noi crediamo di no.
Pensiamo
invece che desiderio di Dio sia quello di un mondo che giri sempre nello stesso
senso; di notti che si alternano ai giorni; di fiumi che scorrono verso il mare;
di pastori che guidino le loro pecorelle; di pecorelle docili e silenziose che
si lasciano guidare. Amen.
Dialogo immaginario...ma non troppo |
| inviato da rossoantico il 9/7/2011 alle 17:7 | |
31 dicembre 2010
BUON ANNO A TUTTI ! ! !
"La disoccupazione è una male tremendo. Molte famiglie
di italiani, che in questo momento stanno
ascoltando, passeranno un primo dell’anno tristissimo perché la disoccupazione
ha invaso la loro casa e quindi, non potranno salutare il nuovo anno con animo
lieto; vi sarà la miseria nella loro casa. Si cerchi di combattere la
disoccupazione. È un male, ripeto, tremendo che io ho conosciuto ed è
un’esperienza che benedico. Perché, figlio di famiglia ricca, fui costretto ad
emigrare in Francia sotto il fascismo per sfuggire al carcere e dovetti fare
l’operaio. Ed ho conosciuto anch’io la disoccupazione e quindi per esperienza
personale conosco questo male e so quali sono le amare rinunce cui deve
sottostare un disoccupato". ( Sandro Pertini - Auguri agli Italiani -
31.12.1984)
Auguri a tutti! E che il nuovo anno liberi
l’Italia e il mondo dal cancro del berlusconismo!
auguri
pertini
2011
berlusconismo
| inviato da rossoantico il 31/12/2010 alle 12:36 | |
28 marzo 2010
L'ora legale? meglio l'ora d'aria
ora legale
riforma istituzionale
| inviato da rossoantico il 28/3/2010 alle 6:14 | |
27 ottobre 2009
Cronache dal PD
- Prima uscita pubblica, oggi, di Bersani da
Segretario; e già si hanno le prime conferme di quella che sarà la linea
politica del partito: rinnovamento nella tradizione. D'ora in poi i comizi si
terranno in piedi su una sedia nuova, come nei bei tempi antichi.
- Rosy Bindi, alla proposta di assumere la
presidenza del Partito, ha detto che non si tirerà indietro, ma che, anzi,
accetterà volentieri, a patto di poter conservare l'incarico di capogruppo,
perchè dos incarichi son meglio che uan.
- Piero Fassino e Sergio Cofferati hanno chiesto a
Pierluigi Bersani di ridurre il peso di Massimo D'Alema all'interno del Partito.
Bersani ha promesso che si adopererà per convincere Massimo (che Giancarlo
Paietta chiamava Minimo), a iniziare una dieta.
- Secondo voci di corridoio ci sarebbe stata una
telefonata di Piercasinando..pardon, di Pierferdinando Casini per implorare
Bersani a fare il possibile per scongiurare la minaccia di Rutelli di
trasmigrare nell'Udc
16 ottobre 2009
Serve una scossa nel PD

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Il
Pd, nato con grandi aspettative, rappresentava il sogno di riunire tutte le
forze riformiste del paese per costruire insieme una società più giusta. Purtroppo
abbiamo invece assistito alla riproposizione di vecchi schemi della politica,
ad iniziare dal metodo usato per la spartizione delle poltrone aggravato dalla
continua litigiosità dei vari personaggi. Il tanto decantato "nuovo",
non è riuscito a trovare spazio nel partito, soffocato ed umiliato dai soliti
noti che hanno fatto l'impossibile per mantenere le loro posizioni di
privilegio a discapito del merito, parola tabù nel nostro paese. L'immagine del
partito è risultata continuamente indebolita da questo, sono state deluse le
aspettative di milioni di italiani, che si sono allontanati disgustati dalla
politica.
Bersani e Franceschini erano dirigenti di primo
piano del partito e non hanno fatto nulla per evitare che ciò accadesse. Ora
dicono di voler cambiare tutto ma, ahinoi,
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NON SONO PIU’ CREDIBILI!
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Ridiamo dignità alla
politica, che deve essere intesa come servizio alla collettività e non come
mezzo di affermazione personale.
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Adesso con Marino abbiamo la
possibilità di correggere la rotta e riportare il nostro partito sulla strada
giusta.
| | Sosteniamolo in questo difficile percorso, il futuro
del Partito Democratico dipende da noi. | |
LIBERIAMO IL PARTITO DEMOCRATICO
DALLE MELE MARCE
| |
IL 25 OTTOBRE
VIENI A VOTARE ALLE PRIMARIE
| | E SCEGLI |
| |
|
19 settembre 2009
PD - Verso il congresso
Si stanno svolgendo in tutta Italia i congressi di circolo che culmineranno l'11 ottobre, con la Convenzione Nazionale e il 25 ottobre con le Primarie. Com'è noto, ai congressi hanno diritto di voto solo coloro che risultavano iscritti al 21 luglio 2009. Le Primarie invece sono aperte, possono votare tutti, iscritti e non. Quello che segue è il mio intervento in favore della Mozione Marino al congresso del mio circolo:
Un
congresso è il momento più importante nella vita di un partito. Esso elegge gli
organi dirigenti e ne definisce la linea politica e il programma. Quando le
proposte sono più d’una si va a un congresso per mozioni dove le diverse
proposte si confrontano, vengono
discusse, e, democraticamente attraverso il voto, accettate o respinte. Così
dovrebbe essere. Ciò a cui assistiamo è invece tutt’altra cosa. Noi assistiamo
a una guerra di posizione, dove più che confronto fra mozioni è uno scontro tra
fazioni e dove non mancano i colpi bassi e le cadute di stile. Gli schieramenti
sono già definiti, le scelte già compiute non a conclusione di un confronto ma
in base a meccanismi che con la democrazia poco hanno a che fare. Si va per
appartenenza: Gli ex Ds, salvo lodevoli eccezioni, stanno col candidato
proveniente dai Ds, gli ex Margheriti stanno ovviamente col candidato
proveniente dalla Margherita. A prescindere dalle mozioni.
Questa
è la dimostrazione lampante che il nostro è un partito chiuso, settario, conservatore.
Un partito che avendo paura delle novità, non sa rinnovarsi. Un partito che
nasce morente. Un partito inadeguato alla gravità del momento.
Il
momento terribile che stiamo vivendo esigerebbe che il maggior partito
d'opposizione adottasse misure adeguate per contrastare la deriva del nostro
paese verso la barbarie. Il virus del berlusconismo si sta insinuando in ogni ganglio della vita
pubblica, non risparmiando, spiace dirlo, neanche le nostre file. Per contrastare
un leader carismatico come lo è certamente Berlusconi, occorrerebbe opporgli un
altro leader altrettanto carismatico. E' una legge della fisica: Una forza si
contrasta con un'altra forza uguale e contraria. Purtroppo, a noi manca una
guida forte, dal grande carisma: Un Berlinguer o un Obama.
Non
c’è nell’attuale classe dirigente, un personaggio capace di ricoprire questo
ruolo. Non possono essere considerati tali nè i D'Alema, nè i Veltroni, né i
Fassino, né i Rutelli: troppi errori, troppe sconfitte, troppe ambiguità ne
hanno compromesso la credibilità. La situazione
attuale è figlia anche della loro insipienza o della loro ignavia. E non possono ambire a una vera leadership
neanche un Bersani o un Franceschini. Le
loro nomine vengono dai palazzi romani. I grandi leader nazionali si sono
affannati a dar loro il proprio appoggio. Questo fatto li rafforza da un lato, ma nello stesso tempo li
indebolisce da un altro lato: sia che vinca uno o l’altro saranno sempre: l'uomo di D’Alema o l’uomo di Veltroni. Leader dimezzati, satelliti costretti
ad orbitare intorno ai loro azionisti di riferimento. Nomi nuovi per politiche
vecchie, secondo la vecchia logica del
cambiare tutto ma in modo che tutto rimanga com’è
A
questo proposito mi viene in mente un brano di una lettera che Moro, durante la
sua prigionia, scrisse a Zaccagnini:
"La verità è che parliamo di
rinnovamento e non rinnoviamo niente. La verità è che ci illudiamo di essere
originali e creativi e non lo siamo. La verità è che pensiamo di far evolvere
la situazione con nuove alleanze, ma siamo sempre là con il nostro vecchio modo
di essere e di fare, nell'illusione che , cambiati gli altri, l'insieme cambi e
cambi anche il paese"
Così scriveva Moro. E a un
altro autorevole personaggio va il mio pensiero: a Berlinguer che nella famosa intervista a
Scalfari sulla questione morale, così diceva:
"I partiti di oggi sono soprattutto
macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e
dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi,
sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i
più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le
esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il
bene comune".
Sembrano
frasi scritte oggi. Sono sicuro che Moro e Berlinguer, oggi, si rivoltano nella
tomba nel vedere lo stato miserando in cui è ridotto il il Partito democratico.
Un partito che continua a non aprire gli occhi e le orecchie per vedere e
ascoltare l’umore del Paese reale; un partito che con le sue divisioni,
ripicche, faide interne, incomprensibili autogol, non la smette di farsi del
male. Mi spiace dire ciò, ma questa è la drammatica e triste realtà. Realtà che
i nostri politici non vedono, troppo presi da giochi di potere,
riposizionamenti, ricerca di nuove e consolidamento di vecchie alleanze,
manovre di sottogoverno, inciuci vari. Sembra che vivano in un mondo tutto
loro, in un olimpo dorato, lontano dai comuni mortali, lontano dai cittadini di
cui si ricordano soltanto in occasione di congressi o elezioni e a cui chiedono
il voto non si sa bene in base a quali meriti. Non si chiedono i nostri
politici, perché nelle ultime elezioni 4 milioni di nostri elettori ci hanno abbandonato.
Non si pongono la domanda del perché un cittadino su tre, un terzo del corpo
elettorale, preferisce andare al mare o starsene a casa invece di andare a
votare perché deluso o addirittura disgustato da una politica ambigua e in
certi casi collusiva.
Si
dice che Berlusconi può contare su più della metà del Paese. Non è
assolutamente vero! Nelle ultime elezioni il Pdl ha preso il 35% sul 63% di
votanti.; ciò significa che grossomodo solo il 25 percento dell’intero corpo
elettorale è con lui.
C’è
nel paese una massa enorme, il 75 % della popolazione che non si riconosce nei
principi e negli stili di vita del Cavaliere. Una grandissima parte di questo 75% è composta da donne e uomini
desiderosi di contare, pronti a
partecipare se solo vedessero che ne vale la pena. Un serbatoio enorme! Il
partito degli astenuti è il primo partito in Italia. Un partito capace di far
diventare maggioranza qualsiasi minoranza. E’ verso questo partito che noi
dovremmo rivolgere le nostre attenzioni. Perché è formato in larghissima parte
da gente nostra, gente che abbiamo perso per strada per colpa nostra, gente che
la pensa come noi e che condivide i nostri valori e i nostri principi. Altro
che UDC! Beninteso, nessuna chiusura
preconcetta verso nessuno: dobbiamo essere un partito aperto e capace di
dialogare con tutti. Vanno bene le alleanze ma fatte alla luce del sole. Senza
accordi sottobanco e con la più assoluta trasparenza. A tal proposito, spero
che siano infondate le voci secondo cui Emiliano, con la benedizione di
D’Alema, stia barattando una eventuale alleanza con l’Udc alle prossime
elezioni regionali con la privatizzazione dell’acquedotto pugliese, al cui
acquisto sarebbe interessato Gaetano Caltagirone, suocero di Pierferdinando
Casini. Se ciò fosse vero, si scontrerebbe, con la nostra più ferrea
opposizione.
L'ingegner
De Filippo, l'altra sera ci invitava a parlare delle differenze che
contraddistinguono le varie mozioni, ebbene, la prima grande differenza e
quella che riguarda i tre candidati: Sia Bersani, sia Franceschini sono uomini dell'apparato,
sono nati politicamente nel partito, sono stati candidati dal partito, entrambi
agiscono secondo logiche di partito. Ignazio Marino, al contrario, è
l’unico dei tre a provenire dalla società civile.
Marino
è il solo a non aver santi in paradiso. Nessun grande leader politico gli ha
offerto il suo appoggio, nessun grande
giornale gli ha dato visibilità. (anzi, Repubblica, non riportò nemmeno la
notizia della presentazione della mozione), e tuttora c’è una sorta di
oscuramento nei suoi confronti da parte dei grandi giornali nazionali, compresa
l’Unità. Tutto questo può sembrare debolezza, invece è la sua forza. Fra i tre
candidati egli è il solo a brillare di luce propria. Egli non ha padrini a cui
baciar la mano, e non ha padroni a cui dover rendere conto all’infuori dei
cittadini che lo eleggeranno segretario. A nessuno dovrà dei favori, con nessuno avrà debiti di riconoscenza.
Egli
è stato nominato dalla base. Un gruppo di giovani, quelli del lingotto, lo
hanno spinto a candidarsi; e decine di migliaia di e-mail lo hanno convinto a
farlo.
Per
quanto riguarda le differenze fra le mozioni, Ignazio Marino ha richiesto a più
riprese un confronto pubblico con gli altri candidati, richiesta che è stata
puntualmente respinta o dichiarata possibile solo dopo l’11 ottobre. Anzi, da
parte di Bersani, è stata data una motivazione ridicola per non dire sciocca:
secondo lui, facendo il confronto, si mancherebbe di rispetto agli iscritti.
A
tale proposito vi leggo una dichiarazione di Ignazio Marino:
“Io mi batto per la democrazia sempre, dentro e
fuori il partito, per questo mi pare che l’unico modo per dare ai nostri
iscritti, ai molti che sono ancora indecisi, la possibilità di capire quali
siano le molte e sostanziali differenze tra le tre proposte sia quello di un
confronto a tre. Il partito non può essere democratico solo di nome, deve
esserlo nei fatti e mi pare ci sia molta strada da fare in questa direzione.
Vedo aprirsi uno scenario che è il contrario di quello che ho in mente quando
penso al futuro del PD. Il rifiuto da parte di Bersani e Franceschini di
partecipare ad un confronto alla pari, di fronte agli elettori, non è altro che
il sabotaggio della democrazia interna e un insulto nei confronti dei nostri
iscritti che chiedono a gran voce il confronto.”
Ignazio Marino, 9 settembre 2009)
10 luglio 2009
Silvio & Obama


...oltre che bello, abbronzato, è anche alla mano...
ti fa sentire alla sua altezza...
berlusconi
g8
obama
| inviato da rossoantico il 10/7/2009 alle 6:9 | |
3 luglio 2009
Anche i Premier, nel loro piccolo, sognano
La quiete regnava su Palazzo
Grazioli. Le spesse pareti ovattavano i residui rumori causati da nottambuli
incalliti che nonostante l'ora si attardavano in via del Plebiscito. Nella sua
enorme stanza da bagno, seduto su una tazza di finissima porcellana, avviluppato
in fluttuanti e graveolenti effluvi, Silvio soddisfaceva le incresciose ma
ineludibili incombenze fisiologiche, prima di potersi abbandonare nelle braccia
di Morfeo per dormire il sonno dei giusti.
- I vip dovrebbero essere esentati
da queste necessità - pensò, e un sorrisetto ne increspò le labbra. Quel
classico sorrisetto lievemente canzonatorio causa di simpatie o antipatie
secondo i diversi punti di vista. - Ecco la vera uguaglianza - pensò - puoi
essere Papa, Re, Capo di Governo, ma quando siedi qui, sarai sempre uguale al
più umile degli uomini che vive in una qualsiasi parte del nostro
pianeta.
Immerso in tali profonde riflessioni
si era coricato. Da solo, come sempre. Tuttavia il sonno tardava a prendere il sopravvento sui
pensieri. Era stata una settimana dura quella appena trascorsa. Avvertiva
l’approssimarsi della fine di quella che lui chiamava “stupenda avventura” e un
po’ gliene dispiaceva. Se la legge della natura è inesorabile, altrettanto lo è
quella dell’ Organizzazione: una volta che la tua missione è compiuta devi
metterti da parte, uscire di scena. Non sapeva ancora come ciò sarebbe avvenuto,
ma aveva fiducia. Sapeva che in seno all’Organizzazione la pratica dell’usa e getta non aveva diritto di
cittadinanza. Ai suoi membri non più in attività veniva assicurato un avvenire
tranquillo e ben remunerato. Riandò con
la mente a quel giorno di tanti anni fa quando gli era stato proposto di
entrarne a far parte. Che culo aveva avuto! Cribbio, se aveva avuto culo! Essere
prescelto per svolgere un ruolo di
primissimo piano nel panorama politico internazionale e vivere una vita da
nababbo non era cosa di tutti i giorni. E poco importa se era stata la sua parte
clownesca, la sua capacità di immedesimarsi in modo quasi naturale nel ruolo del
buffone frivolo e vanesio a determinarne la scelta. Sta di fatto che la sua vita
era cambiata. Cribbio se era cambiata! Amava ricordare i tempi grami in cui, per
sbarcare il lunario, si arrabattava come cantante ed intrattenitore sulle navi
da crociera. E rammentava gli avvii
stentati come imprenditore: l’attività che non decollava, gli appartamenti che
non si vendevano, i mutui che non riusciva a rimborsare…
Erano passati ormai quasi
quarant’anni da quando era stato contattato. Sebbene l’offerta fosse stata
allettante, l’aveva accolta con titubanza, almeno all’inizio. Da buon marxista
non credeva ai miracoli, né alla bontà disinteressata della gente. Se qualcuno
ti offre qualcosa, vuole qualcos'altro in cambio. Ma dal momento che non aveva
nulla da perdere, aveva accettato. Ed era stata la sua fortuna. L’inizio di una nuova era. Il giro di boa
della sua vita. Gli affari cominciarono ad andare a gonfie vele. Il fatturato
invertì la tendenza e cominciò a crescere con ritmi vertiginosi. Sembrava che
una mano invisibile guidasse il corso degli eventi, aprendo porte, abbattendo
ostacoli, creando opportunità. In pochi anni era diventato l’uomo più ricco
d’Italia, uno degli uomini più ricchi del mondo. Possedeva ville, televisioni,
giornali, banche, società editrici, catene di supermercati, squadre di calcio,
concessionarie di pubblicità, compagnie di assicurazioni…. Tutto questo agli
occhi dell’opinione pubblica. La realtà era ben diversa: egli era solo un
prestanome. Non era padrone di nulla. Tutte le sue ricchezze appartenevano all’
Organizzazione…compresa la sua vita …
Silvio si rigirò nel letto ormai
consapevole che quella notte non avrebbe chiuso occhio. Una strana frenesia lo
assaliva ogni qualvolta i suoi pensieri si soffermavano su quell’entità astratta
ma nello stesso tempo così reale chiamata: “ORGANIZZAZIONE”. Desiderava
parlarne, chiedere, sapere. Ma era impossibile. L’argomento era tabù. Doveva
solo eseguire le disposizioni man mano che gli venivano trasmesse dal dott.
Letta. Solo questo sapeva: il dott. Letta era il tramite fra lui e il Livello
Superiore. Ignorava il grado
effettivamente ricoperto da costui in seno all’organizzazione. Né gli era
consentito chiedere spiegazioni. Neanche adesso che si approssimava la fine. Chi
era Letta? Era solo un tramite? O era qualcosa in più? E quanti altri, fra i
suoi più vicini collaboratori erano membri occulti? Chi e quanti erano gli
adepti? Chi era/no il capo o i capi? Dove era la sede? Domande destinate a rimanere senza risposta.
Tutto era avviluppato in un mistero imperscrutabile. Per il cittadino comune,
l’Organizzazione non esisteva. Invece loro, i prescelti, ne avvertivano la presenza perfino nell’aria
che respiravano e ne ammiravano e talvolta ne temevano la potenza che
consideravano infinita. Onnipotenza e Onnipresenza: prerogative che il credente
attribuisce solo a Dio…
Silvio ebbe un fremito. Fu tentato
di assumere una Tavor onde far conciliare il sonno, ma subito cambiò idea. E’
così bello abbandonarsi ai ricordi - si disse -
e col pensiero tornò al suo primo
colloquio che rammentava nei minimi particolari come se fosse avvenuto
ieri.
- Salve signor Berlusconi. Bella
giornata vero?
- Era cominciato così, nel modo più
banale. Il suo interlocutore disse di chiamarsi Rossi, ma il nome probabilmente
era falso. Non lo aveva più rivisto.
- E’ inutile che le dica, signor
Berlusconi, che sappiamo tutto di lei.
Conosciamo ogni aspetto della sua vita, ogni passione, ogni vizio. Dopo
attenti studi lei è risultato il più idoneo a ricoprire il ruolo che le è stato
assegnato.
- …e che
sarebbe?
- Quando sarà il momento lei fonderà
un nuovo partito e lo chiamerà Forza Italia. E sarà un partito di destra
- Di destra? - Aveva replicato. Ma
io sono di sinistra.
. - Non è importante ciò che siamo o crediamo di
essere. E’ fondamentale il Fine Ultimo che ci prefiggiamo. Vede signor
Berlusconi, la realtà che ci circonda è ingannevole. Potenti oligarchie
dominano il mondo. Gruppi di potere occulti decidono dei destini dei Popoli.
Democrazia, Religione, Libertà, Famiglia, Patria sono parole vuote che
l'astuzia truffaldina dei furbi, con la complicità inconsapevole di una massa
amorfa, codarda, pigra, menefreghista, che chiameremo “massa non pensante”, usa
per accrescere il proprio potere a proprio esclusivo vantaggio. Gli egoismi dei
pochi uniti all'ignavia dei molti sta facendo precipitare l'umanità in un
baratro dal quale non riuscirà più ad uscirne. La massa non pensante è la
maggiore responsabile di questa situazione. Il nostro compito è farglielo
capire. Siccome è impossibile, con il ragionamento, vincere la pigrizia mentale della massa non
pensante, bisogna creare le condizioni perché questa capisca da sé il suo
errore
e riesca a vincere il peso
schiacciante dell’egoismo, dell’insicurezza e della solitudine.
- Ma non sarebbe più semplice fare
un partito di sinistra?
- Sarebbe inutile. La massa non
pensante associa istintivamente la parola “sinistra” alla parola “rinuncia”. Non
riesce a comprendere che pensare un po’ agli altri oltre che a se stessi e al
futuro oltre che al presente, tutti, anche loro stessi, ne trarrebbero vantaggio.. L’esperienza ci insegna, che quando si incontra un
ostacolo insormontabile, è più sensato aggirarlo che tentare di superarlo. Disse
un saggio che in politica, la linea più breve fra due punti è un ghirigoro. Il
nuovo partito sarà di destra perché i principi a cui si ispira la Destra sono insiti
nell’uomo. La natura umana è di destra. Il comunismo è fallito perché non ha
tenuto conto della natura umana. La prima parola che un bambino
impara dopo MAMMA è MIO. Con questa parola il bambino comincia a prendere
possesso, a imporre il proprio dominio sulle cose, a creare la proprietà.
POSSESSO, DOMINIO, PROPRIETA’ sono concetti di destra. E sono istintivi
nell’uomo. Fanno parte del suo bagaglio genetico. Chi riesce a cavalcarli
dominerà il mondo. Per questo la destra domina il mondo. Al contrario, i valori
cui fa riferimento la
Sinistra, per esempio:
solidarietà, eguaglianza davanti alla legge, giustizia sociale, difesa
dei più deboli, integrazione, istruzione pubblica, laicismo, salvaguardia
dell'ambiente, importanza del parlamento, valorizzazione dello stato, non sono insiti nella natura umana ma vengono
acquisiti attraverso uno sforzo di riflessione, un ampliamento del proprio
bagaglio culturale, un evolversi del proprio modo di pensare. In altre parole,
se l’essere di destra vuol dire farsi guidare dagli istinti, essere di sinistra
significa privilegiare la ragione e quindi
porsi un gradino al di sopra di quella massa non pensante costituita
dalla stragrande maggioranza del genere umano.
Un gradino che la massa non
pensante, non ha né la voglia né la capacità di salire. Anzi, quanto più
la Sinistra
cerchi di coinvolgerla, tanto più essa si sente distante e spaventata. E cerca
protezione, e si affida all’Uomo Forte del momento, all’Uomo della Provvidenza che pensa per tutti
e la liberi dalla estenuante fatica del
pensare. Lei, Signor B sarà quest’Uomo, l”Unto del Signore”, il loro
Messia.
- Ma come ci arriverò?
- Sfruttando le loro paure e
condividendo i loro vizi. Promettendo il mare in montagna e la neve nel
deserto. Additando il Comunismo come
nemico da abbattere e proponendosi come nume tutelare dei loro interessi e
paladino della loro serenità. Faccia
tutto ciò e vincerà le elezioni.
- Ma se poi le elezioni non si
vincono? – aveva replicato –
- Quando l’Organizzazione lancia un
Progetto, mette in cantiere una serie di eventi di supporto apparentemente non
correlati, ma determinanti per la riuscita dell’evento principale. Quando
riceverà il segnale Lei fonderà il nuovo partito e vincerà le elezioni. Governerà questo Paese per una ventina d’anni
e lo farà nel modo peggiore possibile Rinfocolerà l’odio sociale, cancellerà i
diritti dei lavoratori, farà tabula rasa della coscienza individuale facendo
leva sui più bassi istinti latenti in gran parte della popolazione. Dominerà il
mondo dei media e imporrà la cultura
dello sfascio. Si esprimerà per slogan e farà largo uso di bugie e di promesse
che si guarderà bene dal mantenere. Strizzerà l’occhio agli evasori fiscali e ai corruttori. Lancerà ancore di salvezza
agli abusivisti edilizi e innalzerà al rango di eroi noti mafiosi. Farà
diventare più ricchi i ricchi e più poveri i poveri. Getterà macigni sulla
Costituzione e scardinerà il sistema democratico dalle sue fondamenta. Quando la massa non pensante si sentirà
colpita nel portafogli, quando vedrà volatilizzarsi ogni risparmio, allora forse
capirà. E allora la sua missione sarà compiuta.
- Detto così sembra facile…ci sarà
pure una opposizione…
- l’opposizione sarà
involontariamente il suo più valido alleato. Il male della Sinistra è la totale
mancanza di umiltà nei suoi esponenti. Ognuno di essi si ritiene depositario
della verità assoluta e per questo motivo invece di far fronte comune contro
l’avversario si dividerà in tanti rivoli che ogni loro azione diventerà inefficace e
velleitaria.
- Ma se si scoprirà la
verità?
- Creeremo e poi faremo in modo che
venga scoperto, un organismo parallelo che chiameremo P2. Esso avrà il compito di depistare e far
finire in un cul de sac eventuali inchieste…
Driiiiiinnn!!!
Driiiiiiinnn!!! Driiiiiinnn!!!
- Chi è? Cosa? Battista che diavolo
succede?
- Mi perdoni signor Presidente! Ma
c’è il dottor Letta che attende da due ore…
-Cribbio! era tutto un sogno…ma
allora dormivo…va bene, fai entrare il dott. Letta!
- Buon giorno, Presidente! Dormito
bene?
-Bene un corno, ho avuto degli
incubi. Pensa, ho sognato di essere comunista,
figuriamoci…però…però ripensandoci…non è stato un incubo ma un bel sogno…Beh, cosa
ci riserva oggi la giornata?
- Deve presenziare quella riunione
con gli editori.
- abbiamo in programma qualche
gaffe?
- Certamente! Dopo il consueto
attacco alla sinistra illiberale e catastrofista, alla stampa eversiva e alle toghe rosse
politicizzate, accennando a Carlo Levi, lo indicherà come l'autore del “Cristo si è fermato a
Empoli”.
- FINE -
Precisazione: Benché i personaggi di questo racconto
siano reali, i fatti e i pensieri loro attribuiti sono frutto della fantasia
malata dell’autore, il quale recentemente, è stato vittima di un colpo di sole che ne ha compromesso
parzialmente le facoltà mentali. Preghiamo pertanto eventuali lettori, di voler
giudicare il poveretto con benevola
indulgenza.
.
18 maggio 2009
l'importanza del coglione
Perchè, nel 1940, nonostante le pressioni di Hitler e Mussolini, il Generalissimo Franco si ostinò a mantenere la Spagna neutrale, rinunciando a scendere in guerra a fianco dei paesi amici ed alleati?
E quale sarebbe stato l'esito della seconda guerra mondiale se anche
la Spagna di Francisco Franco avesse partecipato al conflitto?
Questi e altri sono stati i drammatici interrogativi che per quasi settant'anni hanno angustiato le menti di autorevoli politologi.
Ma adesso, grazie ad Ana Puigvert, nipote dell'urologo del dittatore spagnolo, il mistero è stato svelato: Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde Salgado Pardo de Andrade aveva un solo testicolo e quindi si può tranquillamente affermare che:
El Caudillo no tenia bastante cojones!
Così va il mondo! A volte basta un solo coglione per cambiare il corso della storia.
17 maggio 2009
sforzi personali
"Un popolo ascende in quanto sia
numeroso" ripeteva spesso questo slogan Mussolini. "Per questo
motivo il Governo Fascista protegge e incoraggia in tutti i modi
l'aumento della popolazione. Esso colpisce con una tassa i
celibi; favorisce con l'esenzione dalle tasse e con premi di
varie specie le famiglie numerose; esalta la famiglia,
...".
Anni dopo, uno studente burlone, parlando in un suo
compito dell'aumento della popolazione italiana durante il fascismo, così
scriveva:
"... ci fu in Italia, grazie allo
sforzo personale di Mussolini, un grande incremento
demografico..."
Quell'accenno allo "sforzo personale" mi ha fatto ridere
di gusto, e mi ha fatto sperare che un domani, qualche altro studente burlone,
parlando dei nostri tempi tristi, e riferendosi alla presunta passione per la
gnocca e alle presunte figlie segrete del nostro presunto
amato premier, possa scrivere:
"...e Berlusconi, con
grande sforzo personale, cercò di arginare il preoccupante
calo delle nascite..."
5 maggio 2009
Il Grande Balzo All'Indietro
Cap.1° - E' bello essere Papa
Era contento
Joseph. Contento come lo può essere un ragazzino dispettoso a cui è riuscito un
tiro birbone. Joseph amava i tiri birboni. Era felice quando un suo gesto o una
sua parola potevano causare dispiaceri o imbarazzi negli altri. Gongolava al
pensiero dei disagi che poteva arrecare al prossimo. Lui al prossimo voleva
bene, e quanto più lo vedeva soffrire tanto più lo sapeva vicino a Dio.
La gente è nata per soffrire,si
diceva. E' con la sofferenza inflitta che Dio dimostra il suo amore. Così
pensava Joseph; ed era particolarmente soddisfatto della sua ultima impresa: la visita nei
luoghi del terremoto. L'aveva annunciata e l'aveva fatta. Ma non subito. Aveva
lasciato passare tre settimane. Tre settimane di ulteriore calvario inflitto a
quella gente.
Tre settimane in cui
centinaia, forse migliaia di operai, di volontari, di vigili del fuoco, venivano
sottratti alle loro mansioni di aiuto e sostegno alla popolazione, per essere
dirottati nei lavori di preparazione della visita papale. Bisognava montare
palchi, alzare transenne, puntellare la chiesa, innalzare un campanile,
preparare la sala stampa per 500 giornalisti, costruire una strada...
Bella quella strada
di sassi bianchi appositamente costruita... e come risaltavano le sue scarpette
rosse firmate Prada.... Eh già, é proprio bello essere Papa!
Cap. 2° - La Tiara Papale
Immerso in tali pensieri Joseph entrò nel suo studio.
Il suo sancta sanctorum. Era il luogo più intimo dopo la camera da
letto. Qui conservava gli oggetti e i cimeli più cari: libri
rari, preziosi dipinti, doni ricevuti . Appeso ad una parete dietro
la scrivania, c'era un magnifico Crocefisso con incastonate pietre
preziose e decorazioni raffiguranti la storia di papi e cardinali: dono del
Premier Berlusconi. Più a sinistra, verso l'angolo, un po’ in penombra, un
bassorilievo in argento dello scultore Antonio Nocera, dedicato alla
pace. Ricordo del Presidente Napolitano. Ricordo non particolarmente
apprezzato, si disse. Neppure una gemma...e poi quel
titolo..."pace"... come se la pace fosse possibile con tanti nemici che ci circondano... ma verrà un
giorno...basta! non precorriamo i tempi!
Su una mensola faceva bella mostra di se un
magnifico calice in
oro massiccio, tempestato di pietre preziose: pensierino del governatore
della Sardegna, Renato Soru, a nome degli ignari contribuenti sardi. Sulla
parete di fronte, in posizione centrale, un ritratto di un suo
predecessore nonchè suo idolo: Tomas de Torquemada. Il più grande fra i
grandi Inquisitori. Ad tempus lo avrebbe innalzato alla gloria
degli Altari. Giù, nella stessa direzione del ritratto, un
atlante marmoreo reggeva una teca. All'interno di questa, un
gioiello di ineguagliabile bellezza: Una magnifica Tiara in
argento impreziosita da tre corone auree con croci e
foglie d'oro alternate e arricchite con diamanti, smeraldi
e rubini. Fra una corona e l'altra, opali, lapislazzuli,
topazi e zaffiri.(è bello essere papa)
Il tutto sormontato da una croce d'oro. Il suo
valore era inestimabile. Era un dono di un suo vecchio e caro amico, il
compianto Pablo Escobar, il capo dei narcotrafficanti di Medellin,
fervente cattolico; che Dio lo abbia in gloria!. Ricorda ancora quando
ricevette quel dono: - Non posso accettarlo- aveva detto- non sono Papa!-
Lo sarai, lo sarai-aveva risposto Pablo. Ed era stato profetico. Certo,
un qualche aiutino al corso degli eventi lui lo aveva dato.
Per chi è chiamato a dirigere un organismo come la Congregatio pro
Doctrina Fidei (Il tribunale dell'inquisizione), è facile
venire a conoscenza di fatti non sempre edificanti a carico di membri più o
meno altolocati del clero(ahimè! la carne è debole). Allora, ispirati da Dio,
sempre per salvaguardare il buon nome della
Chiesa, si copre, si insabbia, si aggiusta, fino a che il
manto del tempo non avrà ricoperto il tutto. I rei, salvati dalla
misericordia divina serberanno eterna gratitudine per colui che
della volontà divina si è fatto interprete. Tale gratitudine sarà
dimostrata in Conclave. Chi semina raccoglie, dice il proverbio. Joseph aveva
ben seminato e adesso raccoglieva i frutti. Ricordò l’annuncio del Cardinale Protodiacono:
Annuntio vobis
gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimum
ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Josephum
Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger
qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI
E ricordò le sue prime parole da Papa:
''Dopo
il grande Papa Giovanni Paolo II i signori Cardinali hanno eletto me pontefice,
un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”
Finalmente Papa! Guardò di nuovo la Tiara e un senso di orgoglio
trapelò dal suo sguardo. Amava quell'oggetto, non tanto per il
suo valore intrinseco, quanto per il suo significato simbolico. Quella
Tiara faceva parte di un progetto che di li a breve avrebbe cambiato il corso
della storia.
Cap. 3° - Alla riscoperta del Santo Prepuzio
Capitava spesso a Joseph di andare con la
mente a ritroso nel tempo e pensare agli ultimi Pontefici che lo
avevano preceduto sul Soglio di Pietro. Tutti santi uomini, certo, ma
chi più chi meno, un pò, come dire, "azzardatelli" se non
proprio imprudenti. Quando pensava a Giovanni Paolo II un velo di
tristezza gli copriva il viso. A questo Papa andava sicuramente
riconosciuto il merito di una vigorosa azione politica e diplomatica
contro il comunismo reale e contro quel comunismo latente,
e quindi più pericoloso, che si annidava nella cosiddetta Teologia della
Liberazione.
Ma, buon Dio, troppe scuse, troppo ecumenismo, troppi
cedimenti. La storia millenaria della Chiesa insegna che Inflessibilità,
Rigore, Disciplina, Intransigenza sono le basi imprescindibili su
cui costruire la propria azione di governo. La rinuncia all'uso della Sedia
Gestatoria non fu un cedimento? E le scuse elargite anche a sproposito? La Chiesa non chiede
scusa! La Chiesa
ha sempre ragione, anche quando è in errore.
Ancora più raccapricciante era il ricordo di Giovanni Paolo
I. Quanti danni aveva causato nel suo (fortunatamente) breve
pontificato...aveva abolito l'uso del Triregno e rinunciato al "Pluralis
Maiestatis" inferendo in tal modo un durissimo colpo al prestigio e
all'autorità del Papa.
E che dire della soppressione della Corte Pontificia
perpetrata motu proprio da Paolo VI nel 1968?
Un sudore freddo, a questo ricordo, gli imperlò la fronte.
Come si era potuti, mio Dio, scendere così in basso?
Bisognava correre ai ripari. Era diventata una necessità
impellente il ritorno alle antiche tradizioni. Urgeva il "G.B.A.I."
(Grande Balzo All'Indietro). Occorreva riportare la Roma Cristiana ai
suoi antichi splendori: nunc et semper "Caput
Mundi".
Come procedere? Già da tempo aveva messo a punto un piano
d'azione articolato in tre punti:
1° - Avrebbe pubblicato una enciclica dal titolo "frangar
non flecta"( mi spezzo ma non mi piego.).
2° -Avrebbe emesso una Bolla
con la quale comunicare Urbi et Orbi il ripristino magnis
itineribus dell'uso dei quattro
capisaldi dell'Autorità Papale:
Triregno,
Sedia Gestatoria, Corte Pontificia, Pluralis Majestatis...
3° - Dulcis in fundo,
avrebbe riproposto il culto del Santo Prepuzio.
Un velo di mestizia solcava il viso di Joseph ogni volta che
la sua mente si soffermava su Riti e Usanze in auge in altre epoche della
storia. Il culto della Preziosa Pelle Asportata Dal Pene Di
Nostro Signore Durante La Santa Circoncisione aveva conosciuto
il suo periodo d'oro durante il Medioevo, quando ben diciotto città nel mondo
ne reclamavano il possesso e diciotto Santuari ne veneravano la Santità.
Fra le tante discutibili innovazioni del Concilio Vaticano
II c'era senza dubbio la rimozione
della festività della Circoncisione di N.S.che si celebrava
da centinaia di anni il 1° gennaio. Joseph non aveva condiviso tale
decisione. E non aveva mai compreso il perchè, nel secolo passato, si fosse
smesso di venerare il Santo Prepuzio, fino a giungere all'assurdo divieto
di parlarne o di scriverne, pena la scomunica. Eppure, molti furono gli eventi
miracolosi di cui beneficiarono alcuni devoti della Sacra Reliquia.
Uno fra tutti, il più sensazionale: quello di una donna sterile che
solo posando lo sguardo sul reliquario contenente la Sacra Pelle si ritrovò
ingravidata.
Beato medioevo!
Medioevo...Ah! isola felice ancora incontaminata
dai malefici germi dell'illuminismo!
Ritornerai!
- FINE -
Disclaimer: Benchè i personaggi di questo
racconto siano reali, i fatti e i pensieri loro attribuiti sono del tutto immaginari.
1 maggio 2009
1° Maggio

Su fratelli, su compagne, su, venite in fitta schiera: sulla libera bandiera splende il sol dell'avvenir. Nelle pene e nell'insulto ci stringemmo in mutuo patto, la gran causa del riscatto niun di noi vorrà tradir.
Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà: o vivremo del lavoro o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro o pugnando si morrà. o vivremo del lavoro o pugnando si morrà.
La risaia e la miniera ci han fiaccati ad ogni stento come i bruti d'un armento siam sfruttati dai signor.
I signor per cui pugnammo ci han rubato il nostro pane, ci han promessa una dimane: la dima si aspetta ancor.
Il riscatto del lavoro...
L'esecrato capitale nelle macchine ci schiaccia, l'altrui solco queste braccia son dannate a fecondar.
Lo strumento del lavoro nelle mani dei redenti spenga gli odii e fra le genti chiami il dritto a trionfar.
Il riscatto del lavoro...
Se divisi siam canaglia, stretti in fascio siam potenti; sono il nerbo delle genti quei che han braccio e che han cor.
Ogni cosa è sudor nostro, noi disfar, rifar possiamo; la consegna sia: sorgiamo troppo lungo fu il dolor.
Il riscatto del lavoro...
Maledetto chi gavazza nell'ebbrezza dei festini, fin che i giorni un uom trascini senza pane e senza amor.
Maledetto chi non geme dello scempio dei fratelli, chi di pace ne favelli sotto il pie dell'oppressor.
Il riscatto del lavoro...
I confini scellerati cancelliam dagli emisferi; i nemici, gli stranieri non son lungi ma son qui.
Guerra al regno della Guerra, morte al regno della morte; contro il dritto del del più forte, forza amici, è giunto il dì.
Il riscatto del lavoro...
O sorelle di fatica o consorti negli affanni che ai negrieri, che ai tiranni deste il sangue e la beltà.
Agli imbelli, ai proni al giogo mai non splenda il vostro riso: un esercito diviso la vittoria non corrà. Il riscatto del lavoro...
Se eguaglianza non è frode, fratellanza un'ironia, se pugnar non fu follia per la santa libertà;
Su fratelli, su compagne, tutti i poveri son servi: cogli ignavi e coi protervi il transigere è viltà.
Il riscatto del lavoro...
29 aprile 2009
Il papa che vorrei
" Cari figli
d'Abruzzo, vorrei essere con voi, nella vostra terra
splendida e ferita che sta vivendo giorni di grande dolore e precarietà. Vi
sono stato accanto col pensiero fin dal primo momento, ho seguito con
apprensione le notizie condividendo il vostro sgomento e le vostre lacrime...
Vorrei abbracciarvi con affetto ad uno ad uno...
Vorrei venirvi a trovare di persona per portarvi il mio
conforto. Ma la venuta di un Papa crea tanti problemi organizzativi e comporta
tanti costi superflui che è cosa buona e giusta evitare. Sono già tanti i vostri
disagi che aggiungerne di altri sarebbe poco cristiano. Perciò preferisco
parlarvi da qui, dalla mia finestra. La Chiesa tutta è accanto alle vostre
sofferenze, desiderosa di aiutarvi nel ricostruire case, chiese, aziende
crollate o danneggiate dal sisma. A questo proposito vi comunico che
l'intero gettito del 8°/oo di quest'anno sarà destinato alla
ricostruzione delle vostre case".
papa
terremoto
ottopermille
| inviato da rossoantico il 29/4/2009 alle 11:28 | |
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